La città reale dietro a The Manson Chronicles
Iași, 2005

Nel 2005, Iași era una città in trasformazione.
Il comunismo era finito da sedici anni, ma continuava a vivere nell’architettura, nei grandi quartieri dei palazzi, nei mezzi pubblici, negli edifici industriali e nelle abitudini delle persone.

La Romania non faceva ancora parte dell’Unione europea: vi sarebbe entrata il 1º gennaio 2007. Il centro storico non aveva l’aspetto ordinato e restaurato che presenta oggi, il complesso Palas non esisteva e dietro il Palazzo della Cultura si estendeva ancora un’altra città, più irregolare e meno spettacolare.

È questa la Iași, la città reale, nella quale comincia The Manson Chronicles.
Non si tratta di una versione gotica inventata per ospitare una storia di vampiri. È una città reale, vissuta, contraddittoria: abbastanza grande da permettere a qualcuno di scomparire tra la folla, ma abbastanza raccolta perché due vite possano continuare a sfiorarsi.

Una città fatta di chiese e fabbriche, università e periferie, antichi palazzi e bloc di cemento. Una città nella quale il passato ha radici profonde.

Perché proprio Iași
Iași è la città dove sono nata e dove ho vissuto per i primi 17 anni della mia vita.Non volevo costruire una città immaginaria né ambientare i miei vampiri nei luoghi in cui siamo abituati a incontrarli. Volevo che camminassero nelle strade che conoscevo, che attraversassero i quartieri della mia infanzia e che occupassero gli stessi spazi di una città reale.

Al Palazzo della Cultura tornavo spesso. Mi aveva sempre affascinato e, nella biblioteca che allora ospitava, trascorrevo molto tempo a leggere. Si potevano prendere in prestito al massimo tre libri, ma a me ne concedevano cinque, perché sapevano quanto leggessi e quanto velocemente li riportassi.

Fu proprio tra quelle pagine che nacque il desiderio di dare fondamenta reali alle mie storie. Quando leggevo un romanzo fantasy, cercavo sempre ciò che poteva esserci di vero dietro luoghi, creature e leggende. Spesso rimanevo delusa nello scoprire che non esisteva nulla. Io, invece, ho sempre creduto in un mondo nel quale realtà e immaginazione potessero convivere. È per questo che nel mio fantasy molti elementi soprannaturali affondano le loro radici in luoghi, tradizioni e credenze realmente esistiti.

Iași è la mia città del cuore ed è il punto di partenza dell’universo di Manson.
Qui il soprannaturale convive con la realtà. Può nascondersi ovunque.

Chi visita Iași oggi incontra una città  cambiata. La differenza più evidente si trova intorno al Palazzo della Cultura.

Il complesso commerciale e direzionale Palas, con il suo parco, i negozi, i ristoranti e gli edifici moderni, è stato inaugurato soltanto nel 2012.

Nel 2005 non esisteva.

Palazzo della Cultura

Anche il Palazzo della Cultura aveva un aspetto diverso da quello attuale: il grande intervento di consolidamento e restauro sarebbe cominciato nel 2008 e si sarebbe concluso nel 2016, anno della riapertura ufficiale.

Nel romanzo, dunque, Manson non attraversa la spianata elegante e frequentata che oggi circonda il monumento. La sua città è meno levigata, meno illuminata, più disordinata.

Il Palazzo emerge dal paesaggio urbano con maggiore solitudine, come una costruzione appartenente a un’altra epoca.

Anche i mezzi pubblici raccontavano una città differente.

Nel 2005 Iași possedeva ancora una rete di filobus, entrata in funzione nel 1985 e soppressa nel 2006. Accanto ai filobus circolavano tram provenienti da diverse città europee, spesso acquistati usati e adattati alla rete locale.

Palazzo della cultura

Palazzo della cultura

Iași è  parte integrante dell’identità di The Manson Chronicles: non una semplice ambientazione, ma una presenza che accompagna i personaggi e influenza l’atmosfera del romanzo.

Raccontarla significa mostrare la città che esiste dietro le pagine e invitare il lettore a riconoscere, tra i suoi luoghi reali, le tracce del mondo di Manson.