Quando il fantasy occidentale guarda alla Romania, quasi sempre vede la stessa immagine: la Transilvania, un castello tra le montagne e l’ombra di Dracula.
Ma il soprannaturale romeno è molto più vasto. Abita nelle foreste, nelle acque, nei temporali, nelle chiese e nei racconti tramandati dalle famiglie. È popolato da creature seducenti e pericolose, draghi, spiriti dei boschi, maghi capaci di dominare il tempo e morti che non riescono a separarsi dai vivi.
Tra chiese e antiche credenze
Le chiese fanno parte profondamente del paesaggio romeno. Nei villaggi come nelle città scandiscono lo spazio, le feste e il rapporto con la morte. Intorno alla fede cristiana, però, sono sopravvissuti anche gesti e credenze molto più antichi.
Le feste dedicate ai santi potevano coincidere con notti considerate pericolose; le preghiere convivevano con amuleti, erbe protettive e rituali compiuti sulle soglie delle case. L’acqua benedetta, le candele e le icone appartenevano alla religione, mentre l’aglio contro gli spiriti e le pratiche per placare i morti inquieti provenivano dalla tradizione popolare.
Il confine non era sempre netto. Una persona poteva andare in chiesa e, allo stesso tempo, credere che alcune presenze si muovessero nella notte.
Le Iele e le Sânziene
Tra le figure più affascinanti del folklore romeno ci sono le Iele, presenze femminili che apparivano soprattutto di notte, nei boschi, nei prati o vicino all’acqua. Si raccontava che danzassero in cerchio e che il terreno toccato dai loro passi potesse rimanere bruciato o sterile.
Vederle, ascoltarle o interrompere la loro danza poteva provocare malattia, smarrimento o perdita della parola. Per timore, spesso non venivano chiamate direttamente, ma con nomi rispettosi come Frumoasele, “le Belle”.

Le Sânziene, invece, erano legate alla natura, alla fertilità e alla notte tra il 23 e il 24 giugno. Potevano essere benevole, ma diventavano pericolose quando la loro festa non veniva rispettata. Ancora oggi, secondo alcune tradizioni, si intrecciano corone di fiori alle quali vengono affidati presagi sull’amore e sul futuro.
Non sono semplicemente fate: conservano l’ambiguità delle forze naturali, capaci di offrire protezione oppure di punire.
Spiriti, draghi e signori del temporale
Nei racconti romeni compare anche la Muma Pădurii, la Madre della Foresta: una creatura anziana e inquietante, protettrice dei boschi e nemica di chi vi entra senza rispetto. In queste storie la foresta diventa un territorio dotato di una propria volontà.
Lo zmeu è invece una figura potente dei racconti fantastici. Può assumere sembianze umane, rapire giovani donne e affrontare l’eroe. Il balaur è più vicino a un enorme serpente o a un drago dalle molte teste, spesso legato alle acque e alle tempeste.
A dominarlo potevano essere i Solomonari, misteriosi sapienti ai quali veniva attribuita la capacità di governare le nuvole, la pioggia e la grandine. Secondo alcune leggende, avrebbero imparato le arti magiche in una scuola segreta e cavalcato i balauri tra le nubi.
Sono probabilmente tra le figure del folklore romeno più adatte a un grande ciclo fantasy, eppure fuori dalla Romania rimangono quasi sconosciute.
I morti e le creature che cambiano forma
Accanto agli strigoi esistono i moroi, figure legate ai morti inquieti e alle energie sottratte ai vivi. Le definizioni cambiano secondo le regioni e spesso i due nomi si sovrappongono.
I pricolici, invece, sono esseri associati alla trasformazione animalesca. In alcuni racconti ricordano i licantropi; in altri sono spiriti dannati capaci di assumere l’aspetto di un lupo o di un grosso cane.
Non esiste un’unica descrizione di queste creature. Il folklore vive di versioni, variazioni e paure locali: ogni regione, e talvolta ogni villaggio, poteva tramandare una storia diversa.
Le leggende dell’immaginario romeno
Il folklore romeno non è fatto soltanto di presenze soprannaturali. Alcune delle sue leggende più importanti parlano di sacrificio, destino e rapporto con la natura.
La leggenda di Meșterul Manole racconta di un monastero le cui mura continuano a crollare. Perché l’edificio possa finalmente resistere, il maestro deve murare viva al suo interno la donna che ama. La creazione nasce così da un sacrificio terribile.
Nella ballata Miorița, una pecora dotata di parola avverte il proprio pastore che due compagni vogliono ucciderlo. Il racconto trasforma la morte annunciata in una visione cosmica, quasi in una cerimonia nuziale celebrata dalla natura.

Nei basme, le fiabe popolari romene, ritorna invece Făt-Frumos, l’eroe che attraversa il mondo conosciuto e il Tărâmul Celălalt, l’Altro Regno, per affrontare zmei, streghe e prove impossibili. Al suo fianco troviamo spesso Ileana Cosânzeana, figura legata alla bellezza, alla luce e alla forza.
Un patrimonio ancora poco esplorato
La Romania offre al fantasy molto più di un vampiro rinchiuso in un castello. Offre foreste dotate di volontà, danze proibite, scuole di magia, draghi delle tempeste, morti inquieti e leggende nelle quali costruire qualcosa può richiedere un sacrificio.
È da questo immaginario che nasce anche una parte di The Manson Chronicles. Non riproduco fedelmente le creature del folklore, ma parto dalla stessa idea: il mondo visibile non è necessariamente l’unico esistente.
La Romania che il fantasy occidentale racconta troppo poco non è soltanto oscura. È sacra, contraddittoria e piena di confini: tra la chiesa e il rito antico, tra la foresta e il villaggio, tra ciò che muore e ciò che continua a tornare
Le presenze delle acque
Anche le acque avevano le proprie custodi. La Știma Apei, chiamata in alcune tradizioni Știma Apelor, era una presenza femminile legata a fiumi, laghi, pozzi e sorgenti.
Poteva mostrarsi come una donna bellissima, attirare chi si avvicinava all’acqua e trascinarlo nelle profondità. È spesso accostata alle sirene, ma non possedeva necessariamente una coda di pesce: rappresentava soprattutto la forza imprevedibile dell’acqua, capace di donare vita e, nello stesso tempo, di reclamarla.
In fondo, la Romania che il fantasy occidentale non racconta è un territorio nel quale il sacro, la natura e il soprannaturale si intrecciano da secoli. Un immaginario ricco di creature, leggende e antiche paure che merita di essere conosciuto oltre l’ombra, ormai troppo ingombrante, di Dracula.
